Lo stemma del Borgo

Montefiore Conca

Un balcone sul mare nella terra dei Malatesta

Il nome

In un documento del 1136, Papa Innocenzo II cita due chiese in Castro Monte Flori: è così che Montefiore fa la sua apparizione nella storia.

Il nome deriva dalla sua splendida collocazione geografica: Mons Florum, cioè Monte dei Fiori.

Un nome, è stato detto, "naturalistico e metamorfotico": MONTE-FIORE-CONCA.

 

La Storia

V-VI sec., le invasioni barbariche costringono le popolazioni delle fertili zone costiere a trovare rifugio sulle alture privilegiando i luoghi in cui già esistevano torri di avvistamento fortificate.

X sec., l'invasione dei Longobardi accentua gli spostamenti verso l'interno, così che anche le colline sopra Rimini cominciano a popolarsi. Ha probabilmente inizio qui, verso fine millennio, la storia della rocca di Monsfloris.

1295 ca., quando Malatesta da Verucchio, detto il "Mastin Vecchio", si impadronisce della città di Rimini, anche Montefiore passa sotto il dominio della Signoria.  Un documento del 30 maggio 1322 a firma di Papa Giovanni XXII ne approva la cessione
al Malatesta soprannominato "Guastafamiglia" e a suo fratello Galeotto, nipoti di Mastin Vecchio.

1377, nasce nella rocca di Montefiore Galeotto Novello Malatesta, detto per questo "Belfiore".
Dopo di lui, il borgo passa al fratello Carlo e poi al nipote Galeotto Roberto, al quale succede nel 1432 il fratello Sigismondo Pandolfo, il più celebre dei Malatesta.

1462, Federico da Montefeltro duca di Urbino conquista, "non senza grande fatica e rischio", Montefiore per conto del Papa. Fu allora che i montefioresi scolpirono sopra la porta del castello lo stemma di Papa Pio II.

XVI-XVIII sec., dopo il tramonto dei Malatesta, Montefiore conosce un susseguirsi di occupazioni e governi alternati al dominio della Chiesa, che poi si stabilizza senza interruzioni fino al 1797, quando il borgo entra a far parte della Repubblica Cisalpina.
Restituita al governo pontificio nel 1815, seguirà poi da allora in avanti le vicende del Risorgimento e della storia d'Italia.

 

La fortezza medievale che cerca la luce

La Rocca Malatestiana, "'grattacielo' medievale che cerca la luce" - secondo la bella definizione di Ugo Amati - è il più potente simbolo del potere malatestiano in tutta la Valconca.

Fu il Guastafamiglia ad ampliarla e ad adibirla, intorno al 1337, a sua fissa dimora. La forma attuale, pur con le modifiche apportate nel XV e XVI secolo, non si discosta molto nella planimetria da quella originaria.

L'edificio era spazioso e pienamente in grado di soddisfare il gusto e le esigenze culturali dei Malatesta. Il 13 dicembre 1347 vi furono ospitati il re di Ungheria con tutto il suo seguito e i notabili della città di Rimini.

Pandolfo Malatesta si adoperò per rendere la Rocca più bella e accogliente ma fu sotto il dominio di Sigismondo, signore illuminato e amante delle arti, che essa raggiunse il massimo splendore. In questo periodo la Rocca ricevette la definitiva sistemazione: baluardo imprendibile e dimora gentilizia, dove il signore rigenerava nell'ozio e nelle battute di caccia le forze spese nelle continue guerre.

Ma a Sigismondo Malatesta, personaggio poliedrico che condusse una vita ricca di avventure alla ricerca della conoscenza e del potere, la troppa audacia valse la scomunica: il 12 febbraio 1463 una bolla di Papa Pio II ordinava a sudditi e vassalli di interrompere ogni relazione con lui.

Sconfitto già un anno prima nell'assedio di Senigallia, Sigismondo vide ridursi i suoi possedimenti alla sola Rimini. Nello stesso anno la Rocca venne espugnata per conto della Santa Sede dal più irriducibile avversario dei Malatesta, il duca di Urbino.

Da allora cominciò la decadenza. Interventi di restauro, tuttora in fase di completamento, mirano al recupero totale dell'edificio, degno di essere annoverato tra le opere architettoniche più importanti del patrimonio culturale italiano.

Oltre alla meraviglia della Rocca, nel borgo vi sono altri luoghi da visitare. La Chiesa parrocchiale di S. Paolo, di origine trecentesca, ha un bel portale gotico con Agnello mistico e conserva all'interno un crocifisso in legno di scuola riminese, una Madonna con Bambino e angelo di Bernardino Dolci (sec. XV) e la pala della Madonna della Misericordia di Luzio Dolci (sec. XVI).

La piccola Chiesa dell'Ospedale, iniziata nel 1461, contiene un bel ciclo di affreschi attribuiti a Bernardino Dolci (1485 ca.), un crocifisso ligneo e i simboli della Passione usati nella Processione del Venerdì Santo.

Il Santuario della Madonna di Bonora, immerso nel verde appena fuori del borgo, è uno dei luoghi di culto più importanti del Riminese: vi si venera l'immagine della Madonna che allatta, risalente al XV sec., alla quale tanti fedeli portano in dono ex voto per le grazie ricevute.

 

Il prodotto del borgo

La regina, qui, è la castagna, proveniente da due grandi boschi, il Faggeto e il Monte Auro, e da altri più piccoli.

In suo onore si celebra una sagra, tutte le domeniche di ottobre.

 

Il piatto del borgo

I passatelli, cotti nel brodo di carne, e naturalmente le caldarroste di Montefiore accompagnate da vino novello.