Quattro borghi tra lago e monte
Tremezzo, terra di mezzo. Il nome deriva probabilmente dalla posizione geografica centrale rispetto alla costa del Lario, a metà strada tra la Pianura Padana e il valico del Canton Grigioni.
“Finalmente abbiamo scorto la deliziosa spiaggia di Tremezzina, le cui valli graziose godono del clima di Roma. I freddolosi di Milano, infatti, vengono a passarvi l’inverno; e i palazzi si moltiplicano sul verde delle colline, donde si riflettono sulle acque. È troppo chiamarli palazzi, ma è poco chiamarli case di campagna. È un modo di fabbricare elegante, pittoresco e voluttuoso, speciale ai tre laghi e ai colli di Brianza”. Così scrisse Stendhal nel resoconto dei suoi viaggi italiani, dopo aver visitato il lago di Como. Oggi come allora il soggiorno a Tremezzo è un incanto per i sensi, occasione per rilassarsi davanti alle meraviglie della natura e dell’ingegno umano. Noi dividiamo il nostro percorso in due parti: camminare tra i vicoli dei borghi in collina e visitare le ville storiche. Cominciamo da queste ultime. Richiede una visita approfondita la celebre Villa Carlotta (XVIII secolo), oggi museo con splendido giardino botanico. La passeggiata sul lungo lago passa per alcune delle ville più belle del territorio. Si comincia con il parco di Villa Mayer (oggi di proprietà comunale), risultato della ristrutturazione, a cura dell’architetto razionalista Pietro Lingeri, di una villa ottocentesca danneggiata da un incendio nel 1919. Bellissimo il parco a lago, in cui Lingeri ripropose il giardino all’italiana di Villa Colonna a Roma. Oggi il parco Teresio Olivelli è un’area attrezzata aperta al pubblico, dove è bello passeggiare, bere un bicchiere sulla terrazza della Darsena o prendere il sole vicino alla Tarocchiera. Ma Lingeri a Tremezzo è anche autore della particolarissima Villa Amila, simile a una nave in mezzo agli alberi: posta all’imboccatura del torrente Bolvedro e affacciata sul lago, fu edificata nel 1931-32 per conto dell’Associazione Motonautica Italiana Lario. Proseguendo verso Bolvedro si incontra Villa La Quiete. Oggi residenza privata, fu fatta erigere all’inizio del XVIII secolo dai duchi Del Carretto, passò poi ai Serbelloni, che le diedero l’aspetto attuale, impreziosendola con il giardino all’italiana, la cancellata di ferro battuto, la scenografica scalinata a lago (1813). Esaurito il giro delle ville, possiamo andare alla scoperta dei borghi in collina. Il percorso più invitante della frazione di Tremezzo è quello che si sviluppa attorno ai Portici Sampietro. Sotto il porticato si trovano numerosi locali, bar, ristoranti e negozi di artigianato locale. Sulla riva di fronte all’imbarcadero si incontra la Chiesa di S. Bartolomeo. Dell’edificio originale, risalente al XII secolo, restano solo alcune parti della struttura in pietra. Il resto è il frutto di un restauro in epoca barocca. Da qui attraverso una serie di stradine in acciottolato si possono raggiungere i borghi collinari. Il primo è Rogaro, arroccato in un ambiente incontaminato con una magnifica vista sul lago. Il nucleo antico è costituito da case sei-settecentesce riunite attorno alla piazzetta barocca su cui si affaccia il Santuario della Madonna degli eremiti. Unico in Italia a portare il titolo di Madonna di Einsiedeln, o “degli Eremiti”, il santuario ha una storia da raccontare. Con la riforma luterana un gruppo di cattolici svizzeri fuggì dalla confederazione elvetica sconvolta da aspre tensioni religiose e si rifugiò sul lago di Como, portando con sé l’effige della Madonna Nera venerata nell’Abbazia di Einsiedeln. Ricavata da un tronco di ebano nero, la scultura ha probabili origini orientali. La Festa del Santuario si tiene ogni anno, la terza domenica di ottobre. Da Rogaro e da Brughée si diramano i sentieri montani che conducono ai Monti di Nava, al Monte Crocione e a San Martino sopra Griante. Volesio e Balogno sono due piccoli borghi collegati da un acciottolato. Al centro dell’abitato si trovano alcuni palazzi signorili di fine Seicento circondati da campi e case coloniche, percorsi da viottoli con arcate e cunicoli per l’accesso ai fondi oltre un torrente, vicoli interni con larghi scalini acciottolati. La chiesa di San Pietro è a struttura romanica preceduta da un portico. Restaurata nel 1732 circa, è ancora in buono stato. La navata unica è in stile barocco con pavimentazione originale. Alle pareti sono posti due dipinti secenteschi, il presbiterio risale al Settecento. Meritano una visita anche tutti gli altri piccoli borghi.
E’ il missoltino, detto anche misulten. Si tratta dell’agone, pesce di lago essiccato al sole, salato e aromatizzato con alloro, che nella tradizione era conservato per i mesi invernali e servito con fette di polenta grigliate. E’ parte integrante della gastronomia locale e oggi viene servito normalmente come antipasto.