profumo di vino
Il paese deve il proprio nome a una nobile famiglia romana, la gens Naevia, della quale fu possedimento.
Come nelle Città invisibili di Italo Calvino, la grazia perduta di tanti luoghi della provincia italiana si può ormai ritrovare solo nelle vecchie cartoline, dove tutto sembra più bello di ciò che esiste adesso. Anche Neive ha il suo cemento che l’assedia, ma la parte storica, avvolta ad anelli intorno all’antico ricetto, è per fortuna ancora tutta da vedere. Il castello non esiste più, ma è rimasto l’impianto medievale della cittadina con le case dai tetti rossi addossate le une alle altre. Dall’alto del centro storico si gode di una splendida vista sulle vigne circostanti.
Poiché questa è terra di grandi vini, non mancherà una visita alle aziende vinicole, spesso ospitate in dimore signorili come quella settecentesca dei Conti di Castelborgo, la cui cantina sprigiona balsami tra decorazioni e arredi d’epoca. L’ingresso al sontuoso giardino, racchiuso entro le mura meridionali del paese, di questo petit château è opera monumentale dell’architetto neivese Giovanni Antonio Borgese (1751) di cui restano tre archi di doppie colonne e un pregevole cancello in ferro battuto sormontato dallo stemma dei Castelborgo. Dello stesso architetto è l’Arciconfraternita di San Michele, realizzata tra 1759 e 1789 in stile barocco sabaudo, a navata unica con alta cupola centrale. Sul portale della chiesa sono curiosamente scolpiti i simboli rivoluzionari dei diritti dell’uomo.
La dimora più antica del borgo è Casa Cotto, risalente agli inizi del XIII secolo. Era una casa-forte appartenente a una ricca famiglia di banchieri. Aveva anche una torretta, ora tagliata. Presenta pregevoli soffitti e caminetti d’epoca; durante i restauri sono stati rinvenuti nell’archivolto della porta d’ingresso mattoni di epoca romana. Dello stesso periodo è la vicina Torre dell’Orologio (1224) costruita sotto il dominio del comune di Asti.
Nel muro si trova una lapide funeraria romana dedicata a Valeria Terza dal marito Caio Aelio.
Ancora più tarda è la Torre del monastero (secolo X) in stile romanico, a pianta quadrata, con due ordini di monofore su ciascun lato e i cinque piani delineati da decorazioni ad archetto. E’ tutto ciò che resta dell’antico monastero benedettino detto di Santa Maria del Piano che si incontra sulla strada per Mango. Un tempo lo stesso dipendeva dall’Abbazia di Fruttuaria di San Benigno Canadese.
Spiccano tra gli edifici sacri di Neive le due cappelle cinquecentesche dedicate a San Rocco e a San Sebastiano. La Cappella di San Rocco, in particolare, si presenta a pianta quadrangolare, con portico e campanile. È situata appena fuori le mura meridionali, davanti all’arco che costituiva una delle due porte d’accesso al paese e che congiunge oggi la Casa Demaria (secolo XVI) con il Castello dei Castelborgo. La Cappella fu ristrutturata nel 1783 dal Borgese ma conserva la parte centrale originale.
Un piccolo gioiello d’arte salvato dal degrado dagli attuali proprietari è Casa Bongioanni dello stesso architetto Borgese (1750), ricca di affreschi, decorazioni e stucchi d’epoca.
Chi fosse interessato a un bell’esempio di arte del Novecento, può recarsi al cimitero nuovo, a poca distanza dal centro storico, per vedere la Cappella Riccardi Candiani costruita negli anni Venti in stile neogotico, opera dello scultore torinese Carlo Biscarra. La facciata, ispirata a quella del Duomo di Chivasso, presenta decorazioni in cotto di ispirazione gotica e art nouveau, elegantemente accostate. L’interno, a navata unica, è decorato con affreschi di C. Ferro Milone e ospita le sepolture della famiglia dei Conti di Castelborgo.
Il Barbaresco che vi riempie il calice col suo color rosso granato che sfuma in arancione, non è l’unico frutto benedetto di questa terra.
Neive non vive di solo vino – il che sarebbe già tanto, vista la qualità e l’abbondanza - ma produce anche un celebre salame, di gusto dolce e profumato al Barbaresco, ricavato dagli allevamenti di suini sparsi sul territorio, nonché una nocciola Piemonte IGP dal sapore e aroma finissimi, altra splendida coltura di Langa.
In questo ristretto ambito collinare, a cavallo tra Langhe e Monferrato, cresce inoltre il pregiato tartufo d’Alba.
Ogni esperienza gastronomica rasenta, a Neive, l’assoluto, potendo scegliere, nel menu ideale, tra bagna caôda, tajarin al tartufo, carne cruda all’albese, coniglio al civèt, torta di nocciole, zabaione al moscato.
Per grandi tavolate è adatto il fritto misto alla piemontese – un secondo molto abbondante che funziona da piatto unico - mentre per sobillare le papille gustative va bene la fonduta con sfoglie di tartufo bianco.