L’antico borgo dei magli
L’origine del nome ha le seguenti varianti, riconosciute fino al 1500: Bienno, Boenne.
Il nome è formato da due parti, bu/bo e da ennus. La seconda terminazione, ennus, nella toponomastica delle alpi designa un corso d’acqua. Il primo stico del nome , bu/bo, è di più difficile interpretazione.
Nei documenti medievali però Buenno è un monte.
Il termine assume una sua consistenza, se si parte dalla lingua indoeuropea, in cui vi è una radice bhu, in sanscrito bhumis, terra, e in greco, pholeo, caverna.
Il senso originario del nome Buennum è il seguente: Torrente delle miniere.
• Bienno nella preistoria: L’arrivo degli artigiani del ferro, tenendo conto di alcune risultanze archeologiche, viene fatto risalire all’850 a.C.
• Secolo I: Fino al primo secolo d.C. il centro della valle è la zona di Capo di Ponte, dove fiorisce l’arte dei graffiti. Dalla conquista romana lo sviluppo dell’economia della media valle è a Cividate e a Bienno. Già in epoca preromana, vi sono officine in cui i fabbri lavorano con l’incudine e il martello, ma il sistema composto da canale, ruota ad acqua e maglio è sconosciuto. La fucina è l’unità lavorativa centrale della siderurgia, punto strategico per lavorazione del ferro.
• Secolo X: A partire dal X secolo i Benedettini applicano a Bienno l’utilizzo dei mulini. Infatti, la ruota a pale si adatta perfettamente alla corrente del torrente Grigna ed è possibile ipotizzare che già attorno all’anno Mille si siano sperimentate le modifiche necessarie alla trasformazione della ruota ad acqua, tale da renderla adatta per il funzionamento del maglio. All’anno Mille si fa risalire la costruzione dei primi tratti del canale artificiale “Vaso Re”.
• Secolo XVII: Il Seicento è un secolo drammatico aggravato anche dall’inondazione del Grigna che distrugge il “Vaso Re”. In questa situazione la Repubblica di Venezia sostiene la comunità di Bienno per l’importanza della ferrarezza e del personale che la lavora, stimato per la sua preparazione artigianale.
• Secolo XVIII: Con la fine della Repubblica Veneta e l’occupazione dei Francesi nel 1797, il nuovo regime napoleonico dà vigore alla classe industriale che, con i proventi del mercato europeo ottenuti dal commercio dei loro prodotti (per le guerre di tutta Europa), rende i biennesi indipendenti dalle ricche famiglie preindustriali.
• Secolo XIX: In Valle Camonica il settore siderurgico entra in crisi, il sistema produttivo legato alle fucine rimane vivo solo a Bienno dove gli artigiani del ferro sono ancora apprezzati.
... non dobbiamo neanche fare lo sforzo. C’è persino il canto dell’acqua e il canto del silenzio che porta a tutta questa ricchezza, a questa memoria.
Bienno è il paese del ferro. Grazie alla ricchezza di boschi che fornivano il combustibile e all’abbondanza d’acqua dalla quale si generava la forza motrice, a Bienno si è sviluppata una fiorente attività economica legata alla lavorazione ed al commercio dei manufatti di ferro.
Sin dall’anno Mille venne costruito il “Vaso Re”, un canale artificiale che convogliava le acque per fornire l’energia alla ruote idrauliche che muovevano sia i pesanti magli utilizzati per la forgiatura del ferro, sia mulini e segherie.
Grazie ai proventi legati alla “Ferrarezza” Bienno è stato nei secoli arricchito da importanti palazzi, pregevoli chiese, stretti vicoli, detti “tresendei”, scalinate, possenti muri, imponenti portali.
Due sono i principali itinerari di visita del borgo. Il primo risalendo da Via Artigiani, “Alla scoperta del Vaso Re, lungo il racconto disegnato dall’acqua”: seguendolo si può ripercorrere la storia industriale dell’antico borgo dei magli, incontrando via via le antiche fucine ora Scuola di Fucinatura, Ludoteca del Ferro, Fucina Museo (un opificio seicentesco). Lungo Via Ripa una scalinata in selciato scende al seicentesco Mulino Museo capace di produrre, con le macine di pietra mosse dall’acqua del “Vaso Re” , dell’ottima farina da polenta. Proseguendo per Via Re si raggiungono l’antico lavatoio e, più avanti, una fucina che ancora utilizza il maglio ad acqua, tratti di canale sopraelevato, lavatoi e paratoie, sino all’origine del “Vaso Re”, l’opera di presa sul torrente. Recentemente lungo il canale sono state realizzate 14 installazioni che consentono, risalendo il Vaso Rè, di percorrere a ritroso la storia del borgo.
Un secondo itinerario, “Il racconto delle pietre”, si sviluppa nel centro storico di Bienno, il paese delle sette torri. Salendo lungo Via Contrizio si incontra il Palazzo Simoni Fè, il cui nucleo originario risale al 1400, con affreschi ben conservati. Poco più avanti la Torre Avanzini, datata 1075, a fianco della quale una stretta via conduce alla piazza su cui si affaccia la Chiesa di Santa Maria Annunciata, costruita nel Quattrocento tra i vicoli stretti e le alte case. La presenza francescana si intuisce dagli affreschi devozionali sulle pareti, dalla danza macabra, dalle immagini del Santo di Assisi. La facciata principale ha pilastri in pietra a vista e un bel rosone in stile gotico, quella di sinistra ha finestre ad arco trilobato. Il campanile è a cuspide con bifore. Dal 1490 al 1494 sono stati affrescati la navata, la parte inferiore dell'arco santo, le volte e i peducci del presbiterio dal camuno Giovan Pietro da Cemmo. Nel 1539-40 Gerolamo Romano detto il Romanino ha dipinto il presbiterio. La pala dell'altare (1632) è di Mauro della Rovere, detto il Fiamminghino.
Tornati in Via Contrizio si incontra la Casa Bettoni, esempio di palazzetto rinascimentale dove è stata conservata la struttura originaria. Alla sommità della Via Contrizio si trova l’imponente portale di quella che fu la medievale Torre Rizzieri. Si giunge dunque in piazza Castello con l’antica Torre Mendeni, continuando la salita si attraversa un passaggio archivoltato sotto un’altra torre più minuta rispetto alle precedenti. All’apice di Via Castello si trova la Chiesa Parrocchiale dedicata ai Santi Faustino e Giovita circondata da un ampio sagrato. La facciata ha un portale in arenaria di Sarnico. In due nicchie in alto si trovano le statue dei Santi Faustino e Giovita. L'interno è ad una sola navata, la volta è stata affrescata dal Fiamminghino. Ai lati della navata si trovano sei altari; le cancellate che li racchiudono sono datate 1647 e sono opera di artisti biennesi. L'organo è dei Fratelli Antegnati, uno dei più pregevoli della provincia di Brescia. La pala dell'altare è del veneziano Giovan Battista Pittoni e rappresenta il martirio dei Santi Faustino e Giovita.
Il ferro è il prodotto attorno al quale è fiorito e si è sviluppato l’antico abitato.
La tradizione millenaria della forgiatura del ferro è giunta sino ad oggi come testimonianza storica (di notevole fattura sono le cancellate in ferro nella Chiesa dei SS Faustino e Giovita) rintracciabile ovunque nel centro storico, la sua lavorazione ha condizionato pesantemente l’urbanistica e l’architettura dell’intero nucleo storico, e tuttora operano in paese abili artigiani capaci di manipolare il ferro sotto i colpi del maglio.
Il piatto del borgo sono i Casoncelli, una specie di ravioli di notevole dimensione ripieni di lesso o arrosto di carne, salsiccia, pane, formaggio grattugiato, uova, sale, prezzemolo e conditi con il burro fuso e formaggio spesso prodotto nel periodo estivo negli alpeggi sui monti attorno al paese.
Il dolce tradizionale è la “Spongada” una soffice focaccia di farina, uova, burro, zucchero, sale, latte, lievito.