Lo stemma del Borgo

Monte Isola

beata solitudine

Il nome

Monte Isola (o Montisola) è, come dice il nome, una montagna su un'isola che divide in due il  lago d'Iseo: di qui la sponda bresciana, di là la bergamasca.

 

La Storia

• VIII sec., l'entroterra del lago d'Iseo (l'antico Sebino) è affidato dai sovrani longobardi alle Benedettine di S. Salvatore affinché lo bonifichino. 
• 905, nella "corte" di Monte Isola, appartenente al  monastero di S. Giulia (ex S. Salvatore), si contano quattro case, della terra arabile, vigne, un bosco, un porto e dei poderi.
• 1248, il Comune di Brescia, dopo la sconfitta inflittagli a Parma da Federico II, rioccupa in provincia le terre perdute, tra cui il territorio del lago d'Iseo.
• 1300 ca., inizia la costruzione della Rocca Martinengo di Monte Isola.
• 1390, Matteo II Visconti è a Peschiera ospite degli Oldofredi per la caccia alle anatre.
• 1411, Pandolfo Malatesta estende il suo dominio sul lago, traendo dazi da Iseo, Montisola e altri comuni del lago.
• 1426, ha inizio il dominio della Repubblica di Venezia sul lago che durerà fino al 1797. La liberalizzazione del diritto di pesca sancita dal Senato Veneto, abolendo gli antichi privilegi feudali dà impulso alle attività legate alla pesca e alla fabbricazione delle reti.
• 1717, a Peschiera i pescatori decidono di insistere presso il Senato di Venezia affinché siano proibiti alcuni tipi di rete ritenuti pericolosi per la specie ittica. Alla fine del secolo la fama di Montisola come terra di costruttori di reti da pesca è già ben consolidata.
• 1834, a Lovere inizia la navigazione a vapore: il primo battello compie il tragitto Lovere-Iseo-Sarnico.
• 1922-23, arriva l'energia elettrica sull'isola.

 

Una montagna in mezzo al lago

Siviano (250 m. d'altitudine) è da sempre il capoluogo di Monte Isola.

Si sbarca sul pontile, nella frazione Porto, davanti ad un grappolo di case antiche (un nucleo risale al XVIII secolo), si ammirano la chiesetta e la cinquecentesca Villa Solitudo, e inerpicandosi per una lunga e stretta stradina, dai gradini in pietra di Sarnico consunti, tra due muretti che - direbbe Montale - "mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni", si giunge al centro dell'abitato, dove l'imponente Torre Martinengo domina la piazza del municipio.

La torre di Siviano risale ai tempi del feudalesimo, è di forma quadrata e raggiunge i 20 m. d'altezza. Siviano, in fondo, non è che un grandioso castello medievale trasformato con l'aggiunta di alcune fabbriche. La torre principale è la prova di un antico complesso fortificato, leggibile nei resti di altre torri, nelle robuste muraglie di alcune case, nei pesanti voltoni di altre. Affacciato sul lago, Siviano con le sue case con archi, loggette, stipiti di pietra e abbellite dai fiori, è il regno degli inviti seducenti. 
 
Si raggiunge Masse (400 m d'altitudine) per una vecchia strada di acciottolato bianco che parte dal centro di Siviano. Al crocicchio per Olzano, un grande masso di arenaria rossa e una "santella" dedicata alla Madonna indicano il luogo in cui si incontravano le streghe per il rito del sabba. Belle le case in pietra e la piazzetta con la chiesa quattrocentesca di S. Rocco, restaurata nel Seicento; belli i portici, i cortili con i pozzi, gli attrezzi di una civiltà contadina che sta scomparendo.

Nella sua povertà, l'abitato di Masse è quello che si è meglio conservato. Le case hanno il carattere della montagna, con muri in grossi blocchi di pietra locale, gli affacci rivolti verso le corti interne e il basso rustico sottoportico in pietra.

La frazione Novale (250 m s.l.m.) era a metà Seicento la residenza estiva del vescovo di Brescia Marco Morosini, e Casa Morosini è chiamato tutto l'antico complesso di edifici, che non ha nulla a che vedere con l'architettura dei paesi a lago, ma presenta le caratteristiche dei borghi di montagna, con muri spessi di grosse pietre, volti e androni, viuzze lastricate in pietra, balconi di legno. Carzano era un feudo dei Martinengo e il loro palazzo ospitava per liete scampagnate la nobiltà dei dintorni. Oltre a Palazzo Martinengo (di proprietà privata) sono da vedere Casa Novali, una dimora signorile del XVI sec., e il Palazzetto Ziliani, con un portale bugnato di pietra di Sarnico.
 
Peschiera Maraglio, un tempo abitata quasi interamente da pescatori, sembra fatta, come certi luoghi del sud, per vivere più all'aperto che dentro le abitazioni.

 Il lungolago, dove ancora sostano le barche, era tutto ricoperto di reti esposte al sole. Le case fiorite di gerani, gli stretti vicoli collegati da archi e scale che sempre riconducono al lago, l'odore del pesce che sta essiccando, ne fanno un luogo di fascino.

A Peschiera, dominata dalla mole del Castello Oldofredi, vi sono diversi edifici di notevole interesse architettonico, come Casa Erba, rivolta verso il lago con il suo portico di cinque arcate. Il portico e la loggetta sono delle costanti dell'architettura montisolana, e si trovano anche, come aggiunta tardiva, nel Castello.

Sensole - da sinus solis, golfo del sole - non conosce i rigori invernali, è una piccola Sanremo per il clima mite e la bellezza dei dintorni, ed è forse la località più artistica dell'isola, celebrata da pittori, poeti e donne famose (Caterina Cornaro, Lady Montague, George Sand). Tre trattorie invitano a una sosta dopo una romantica passeggiata sotto gli ulivi, che permette di godere dell'incantevole panorama.

In alto, troneggia la Rocca Martinengo, costruita dagli Oldofredi nel secolo XIV, alta a controllare il versante sudest dell'isola.
 
Menzino è la frazione più coinvolta dall'espansione edilizia, quindi la meno interessante, a parte il seicentesco Palazzo Zirotti.

Cure con i suoi 500 m. d'altezza è la frazione più elevata, accovacciata ai piedi del Santuario della Madonna della Ceriola. I suoi abitanti si dedicano all'agricoltura e conservano ancora le tradizioni del mondo rurale. Fiaccola sul monte, il Santuario della Madonna della Ceriola è un luogo di religioso silenzio nel punto più alto dell'isola (m. 600), da dove si gode la più bella vista del lago d'Iseo, come dall'albero maggiore di una nave. Il Santuario, bianco com'è, sembra una perla incastonata nel verde dei pascoli e nel cielo azzurro.

Sotto, sui versanti della montagna, gli fanno da corona le undici frazioni di Monte Isola, quasi avvolte dal manto di protezione della Madonna della Ceriola. Ricco di ex voto, il santuario potrebbe essere uno dei più antichi luoghi di culto mariani in Italia, sorto agli albori del cristianesimo sul luogo di un tempietto dedicato a divinità pagane delle selve, come farebbe presumere la parola FANI (fauno?) incisa sulla pietra che sostiene la colonna della facciata. La luce cristiana che si stava diffondendo sul lago d'Iseo, sino allora dedicato alla dea Iside (da cui il nome), era quella delle candele di cera (Ceriola) che accompagnavano la processione dei credenti nella festa della Candelora.

 

Il prodotto del borgo

Dagli ulivi di Monte Isola si ricava un pregiato olio extravergine d'oliva Dop, dalle particolari caratteristiche organolettiche, usato per le sue virtù anche come medicinale.

Un altro prodotto di vanto è il salame, confezionato manualmente nella frazione di Cure secondo un rito che si ripete identico da secoli, tra gennaio e febbraio, con luna calante (o di venerdì, perché "non comanda la luna"), facendo divieto assoluto di assistervi alla donna mestruata.

Il salame viene affumicato in un'antica cantina dai muri di pietra non intonacati, con soffitto a volto, da legna secca bruciata in un camino chiuso.

Un'altra tradizione locale, infine, è l'essiccamento del pesce, con tecniche tramandate nel tempo che permettono di ottenere un prodotto degno di raffinati palati.

 Sardine e pesce di lago sott'olio completano l'offerta gastronomica.

 

Il piatto del borgo

Il menù comincia con un antipasto che comprende il salame di Montisola, sarde e cavedano essiccati con polenta, aule con cipolle oppure in carpione, e prosegue con un risotto al pesce persico o con una pasta al sugo di pesce di lago.

Per i secondi, si può scegliere tra il pesce di lago al forno o fritto, e la carne in umido, accompagnato dalla polenta cotta nei tradizionali paioli di rame.

Il salame cotto e il cotechino sono invece cucinati con la verza.

Dolci tradizionali sono i fritulì, una sorta di frittelle con le mele, le ciambelle e le crostate di frutta.