lezioni di spada
Non si hanno notizie certe sulle origini del nome di "Montone".
Alcuni ne associano l'origine alla traduzione latina "aries" dal nome della roccia che si erge sul colle di fronte.
• IX sec., lungo la strada da Tiferno a Gubbio sorgono numerosi castelli fortificati, fra i quali la Rocca d'Aries, a 6 km dall'attuale Montone. La tradizione vuole che da questo fortilizio sia partita la famiglia Fortebracci per dare luogo all'edificazione di Montone e del castello.
• 1121, un documento conferma la presenza di un castrum, un borgo fortificato con un castello e una pieve, e la possibilità per Montone di avere propri Statuti e di amministrare la cosa pubblica, anche se sotto il diretto controllo di Perugia. Nel 1150 il borgo diventa Comune.
• XV sec., Montone vive il suo momento di maggior splendore grazie soprattutto alla figura di Andrea Braccio Fortebracci, ovvero Braccio da Montone, uno dei più grandi capitani di ventura italiani, che concepisce il disegno di creare uno Stato unico in Italia centrale con capitale Perugia. Ma si scontra con il papa e nel 1424 muore
in battaglia. Montone, come buona parte dell'Italia centrale, si ritrova così definitivamente assoggettata alla chiesa.
Rimasta per oltre un secolo sotto il dominio dei Vitelli di Città di Castello, con il beneplacito della Chiesa, torna poi alle sue dirette dipendenze sino al compimento dell'unità d'Italia. L'unico breve ed illusorio intervallo nella lunga dominazione pontificia è l'adesione alla Repubblica Cisalpina, verso la fine del '700.
La vita piena d'avvenimenti di questa vecchia signora ha lasciato il segno.
L'antica Aries, pur nelle sue modeste dimensioni, vanta un cospicuo patrimonio artistico che si rivela nelle sobrie architetture di palazzi e chiese come nelle opere d'arte custodite nel museo civico di San Francesco.
La Collegiata è il primo monumento da vedere. Le sue origini risalgono al 1300. Guidata da un capitolo di canonici, fu eretta a dignità di cattedrale con trono e cattedra vescovile. La veste attuale è quella della sistemazione definitiva voluta dal canonico Pazzaglia nel 1661.
La chiesa che custodisce la Santa Spina ha pianta a forma di basilica a croce latina che termina con un'abside circolare, sulle cui pareti, sopra il coro, sono raffigurati i Dodici Apostoli in adorazione affrescati dal Parenti, mentre al centro c'è una fuga di nuvole con discesa dello Spirito Santo. Un grandioso soffitto a cassettoni in legno intagliato e dorato sovrasta la navata. Di notevole fattura la sacrestia in noce intagliata.
Il rione detto di Borgo Vecchio fa da splendida cornice ad uno dei monumenti più insigni di Montone: la chiesa e l'annesso convento di San Francesco. Si tratta di una costruzione tipicamente gotica, del primo decennio del Trecento, delle cui origini restano molte tracce. La chiesa è composta da un'unica navata con copertura a capriate e termina con un abside poligonale con bifora al centro e monofore laterali, le quali illuminano l'austero interno con il pulpito, il bancone dei Magistrati ed il cinquecentesco coro intagliato. Delle meravigliose opere d'arte che l'arricchivano, due si trovano attualmente a Buckingham Palace ed alla National Gallery di Londra: la Madonna in trono con Bambino e Santi di Berto di Giovanni e la Madonna in gloria di Luca Signorelli. Restano gli affreschi di Bartolomeo Caporali eseguiti per l'altare votivo dei Fortebracci e la tela dipinta a tempera raffigurante la Madonna del Soccorso (il Gonfalone), attribuita allo stesso autore, dove in basso è rappresentata la Montone dell'epoca. Lo splendido portone in legno di noce è un'opera d'intarsio di Antonio Bencivenni da Mercatello (1519). L'annesso convento con l'elegante chiostro cinquecentesco è la sede del museo comunale.
Sulle rovine della Rocca di Braccio, distrutta dal papa nel 1478 per punirne il figlio, fu costruito il complesso conventuale di Santa Caterina a significare la forza del potere pontificio. La chiesa annessa al convento, è di modeste dimensioni, a navata unica sovrastata da una volta a botte.
Situata nella piazza principale del borgo, la chiesa di Santa Croce è di origine monastica e fra le più antiche. Un documento testimonia infatti la donazione nel 1170 del terreno su cui doveva essere costruita dai Benedettini del monastero di San Bartolomeo di Camporeggiano.
La pieve di San Gregorio, fuori le mura castellane, in direzione Carpini, esisteva già intorno all'anno 1100, secondo documenti d'archivio. è in stile romanico, a tre navate, e fu parzialmente trasformata dal cardinale Vitelli quando era signore di Montone. Le tre navate sono divise da grandi archi accoppiati poggiati su colonne di mattoni. Ognuna delle due navate laterali termina con un'edicola in pietra serena, sorretta da colonne d'ottima fattura, probabilmente provenienti dalla chiesa di S. Francesco. L'arco davanti è romanico, mentre i due laterali sono a sesto acuto; la navata centrale termina con un'abside rotonda che fa da corona all'altare, sul quale sta una grande credenza lignea dorata del XIII secolo con sportelli finemente lavorati. Lo stupendo gruppo ligneo del XIII sec. che era qui collocato, sarà esposto nel museo civico dopo il restauro.
Lungo la strada che conduce alla pieve di San Gregorio, appena fuori le mura, si trova una chiesa, conosciuta con il titolo di Madonna delle Grazie. In quel luogo era venerata da tempi antichissimi l'immagine della Vergine collocata all'interno di un'edicola, dipinta da mano ignota ed invocata come Gratiarum fons. La tradizione vuole che alcune persone ottennero delle grazie intorno all'anno 1578.
A circa 6 km da Montone si erge infine, in ottima posizione panoramica e strategica, l'antico fortilizio di Rocca d'Aries. L'etimologia non è chiara: secondo alcuni il nome deriva dal latino Dares ad indicare Darete, compagno di Enea, per altri Aries-Ariete sta per Montone. In ogni caso, la sua costruzione è molto antica: risalirebbe al periodo bizantino o forse longobardo (VI-VII secolo). Appartenne nel XII sec. ai monaci benedettini di San Pietro ai Carpini. Nel 1260, fu venduta ai Montefeltro. Nel 1499 il duca d'Urbino la cedette ai Bentivoglio di Bologna, amici dei Fortebracci, per 12 mila fiorini d'oro. Nel 1698 i Cantalmaggi di Bologna, non avendo successori, la lasciarono in eredità ai nipoti Conti della Porta, che ne hanno mantenuto la proprietà fino al 1991, quando è stata venduta al Demanio Regionale.
I salumi, le ricotte fresche e le saporite caciotte, le marmellate e le conserve di frutti di bosco, i tartufi, i funghi e gli asparagi sono le voci di una cucina genuina che viene da lontano.
Come dalla tradizione vengono le lavorazioni artigianali che ancora caratterizzano Montone: dalla bottega del ferro battuto accanto alla porta di Borgo Vecchio, alle falegnamerie artigiane dove si pratica l'arte del restauro di mobili antichi, alle ricamatrici al tombolo ed all'uncinetto, che seguono una tradizione iniziata dalle suore di clausura di Santa Caterina.
I piatti conservano la sapienza di un popolo legato ai sapori di un tempo.
Si va dalla semplicissima torta bianca cotta sul panaro, accompagnamento ideale e insostituibile dei saporiti salumi locali, all'imbrecciata, che si serviva tradizionalmente nei mesi invernali, ai piatti di pasta fatta in casa e impreziositi da tartufo, funghi di bosco e asparagi, alla gustosa porchetta e ai favolosi arrosti d'agnello, d'anatra, oca, pollo, coniglio, faraona, piccioni, selvaggina d'ogni genere.
I vini rappresentano un'altra voce importante del territorio, dal momento che gli assolati ed asciutti terreni collinari costituiscono la premessa migliore per la produzione di uve di gran pregio.
Lo stesso vale per l'olio, prodotto in quantità limitata, considerata l'asprezza dei terreni scoscesi, e pertanto di ottima qualità.