sussurri e grida del mare
Il toponimo pare di origine romana: deriverebbe dalla presenza di una piccola ara dedicata agli dei Mani (le anime dei morti), manium arula, o, secondo altri, da un’antica magna roea, una grande ruota di mulino.
Per altri ancora, il nome dialettale del luogo, A Manaea, rimasto immutato per secoli, avrebbe origine da manium aea, la penisola dei morti.
Nella Riviera ligure di levante, il territorio delle Cinque Terre (da nord: Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola, Riomaggiore) è il risultato del millenario lavoro dei contadini che hanno trasformato i ripidi pendii in fertili terrazzamenti per la coltivazione della vite.
Manarola e Riomaggiore, aggrappati alla roccia, con le case affastellate in un variopinto mosaico di colori affacciato sul mare, sono forse i più belli dei cinque borghi, insieme a Vernazza. Manarola, in particolare, è un paese che sembra – scrive Lino Crovara – un “alveare su roccia / nido di gabbiani / alto sulle onde”; un paese dove “il lieve sussurro delle onde carezza le orecchie attente e l’anima”.
La ricchezza monumentale delle Cinque Terre si esprime soprattutto nelle chiese tardoromaniche.
Il borgo di Manarola è dominato dalla chiesa di San Lorenzo, costruita a partire dal 1338, come indica la lapide posta nella parte destra della facciata. Occhio al rosone, impreziosito da dodici colonnine con capitelli fogliati e da una corona esterna fatta di teste umane e leonine. L’opera, del 1375, è attribuita agli autori del rosone di San Pietro a Corniglia. Attenzione anche al trittico sull’altare maggiore raffigurante la Madonna con Bambino e Santi, pregevole lavoro del maestro delle Cinque Terre, autore anche, nei primi del Cinquecento, del trittico in legno con santi (quello in mezzo è San Lorenzo) nella navata sinistra.
Per raggiungere Riomaggiore da Manarola, il modo migliore è percorrere a piedi il sentiero più famoso delle Cinque Terre, la Via dell’Amore, in parte tagliato nella roccia a picco sul mare. Bisogna andarci al mattino presto o al tramonto per godere quella che viene definita “la più bella passeggiata del mondo”.
A Riomaggiore desta interesse la chiesa di San Giovanni Battista, fondata nel 1340, come si legge sulla lapide nella fiancata sud. La facciata è stata totalmente restaurata nel 1870, ma l’interno, con pianta basilicale a tre navate, reca il genio delle maestranze antelamiche. Originali sono i due portali laterali sul fianco meridionale, decorati con elementi zoomorfi e antropomorfi. Anche qui, è attribuito alla bottega del maestro delle Cinque Terre il trittico nella navata destra. Notevole il pulpito del 1530 con bassorilievo raffigurante San Martino.
A Riomaggiore ci sono anche due oratori, dedicati a San Rocco e all’Assunta, testimoni delle vicende passate: il primo, a fianco del castello, fu edificato nel 1480 in seguito alla pestilenza i cui segni sono mostrati dal santo scolpito nell’architrave; il secondo è del XVI sec. e conserva, oltre al pregevole trittico collocato sull’altare, una statua lignea detta “Madonna delle catene” che evoca il tragico periodo degli uomini razziati e incatenati durante le incursioni barbaresche, che solo un cospicuo riscatto poteva liberare.
Nella frazione di Volastra merita, infine, una visita l’antica chiesa della Madonna della Salute, già attestata in un documento del 1240.
Riomaggiore è nelle Cinque Terre l’unica Città del Vino.
I suoi incredibili vigneti a terrazze, come quelli su cui si affaccia il borgo di Manarola, partoriscono a fatica preziosi bianchi elogiati in ogni epoca, da Petrarca a D’Annunzio.
Quasi introvabile lo Sciacchetrà, molto imitato ma di cui è ripresa la produzione: un intenso vino passito da dessert e fine pasto, dal profumo di miele che si allunga piacevolmente in bocca con retrogusto di mandorla.
Ideale per accompagnare piatti a base di pesce, specie al cartoccio, o di verdure, è il Cinque Terre, bianco secco e gradevole.