Il nome

Dal campus romano è derivato l’originario nome di Campofreddo (“freddo” da feudo o, secondo altre fonti, dal tedesco frei, “libero”). Nel 1884 Campofreddo assume la denominazione di Campo Ligure.
La Storia
III secolo d.C., il toponimo Campo rimanda a un insediamento fortificato romano: un presidio posto dall’imperatore Aureliano sull’Appennino contro le prime invasioni germaniche; l’insediamento è poi ulteriormente fortificato dai Bizantini nel VI secolo contro i Longobardi.
X sec, la prima parrocchia di Campo, San Michele, risale probabilmente a questo periodo; l’intitolazione a San Michele dimostra l’influsso longobardo.
1293, il genovese Lanfranco Spinola, del ramo di San Luca, acquista Campo; nel 1329 il figlio, Anfreone Spinola, è investito del feudo imperiale da Ludovico il Bavaro; da quel momento il piccolo feudo di Campo è parte integrante del Sacro Romano Impero, circondato da territori della Repubblica di Genova.
XV-XVI sec., l’indipendenza da Genova si consolida; Campo è fedele alla casa d’Austria e all’Impero; d’altra parte gli Spinola, impegnati a rafforzare il proprio potere nella città di Genova, poco si curano di Campo.
1600, nel luglio la Repubblica di Genova invia truppe mercenarie per riconquistare il paese che si era ribellato; il borgo è incendiato e saccheggiato.
1702 e 1705, Campo è colpito da violente alluvioni che distruggono l’abitato e il tessuto economico-manifatturiero costringendo all’emigrazione un migliaio di abitanti.
1721, a seguito delle lamentele della popolazione per l’atteggiamento prepotente degli Spinola, un rescritto imperiale di Carlo VI ripropone le antiche prerogative e i privilegi locali; il contenzioso tra Vienna, gli Spinola e la Repubblica di Genova attesta una grande vitalità della comunità di Campo, che mantiene nella capitale austriaca propri rappresentanti.
1740-1748, la guerra di successione austriaca vede Campo schierarsi con l’Impero e i Savoia, contro i Francesi e Genova; terminata la guerra, Campo subisce la violenta reazione dei genovesi.
1748, la pace di Aquisgrana favorisce la ripresa economica: ferriere e fucine, filature di seta, cartiere, concerie, fabbriche da tabacco, da polvere da sparo, cave, fornaci e mulini danno lavoro al pari dell’agricoltura e della coltivazione del bosco.
1805, Campofreddo entra a far parte dell’Impero Francese di Napoleone I fino al 1814, quando un gruppo di patrioti, capeggiato da Benedetto Piana, rialza la bandiera asburgica.
1815, il Congresso di Vienna assegna Campofreddo al Regno di Sardegna; il tessuto economico del paese si trasforma con l’insediamento dei cotonifici che, con oltre 600 telai, giungono a impegnare più di mille operai.
1884, il borgo prende il nome di Campo Ligure; nello stesso anno apre il primo laboratorio orafo di filigrana, attività che si svilupperà sino a far diventare il paese Centro Nazionale della Filigrana in oro e argento.
Alcune famiglie si alternano nel dominio di Campo: tra queste i Del Bosco, i Malaspina, i Sommariva, gli Usnizio, i Vento, i Da Boglio.
1293
Il genovese ghibellino Anfreone Spinola del ramo di san Luca acquista Campo, del quale viene investito come feudo imperiale da Ludovico il Bavaro il 27 giugno 1329; da quel momento il piccolo feudo di Campo è parte integrante del Sacro Romano Impero, attorniato da territori della Repubblica di Genova.
XV-XVI secolo
L'indipendenza da Genova si consolida; Campo attesta la sua fedeltà alla casa d’Austria, che dal sec. XV fa suo l’Impero.
Per contro gli Spinola, impegnati nel corso del XIV e del XV secolo ad affermare il proprio potere nell’ambito della città di Genova, si occupano scarsamente di Campo, favorendone l'indipendenza dalla Superba.
Secolo XVI
Nel ‘500 si inasprì il conflitto con il vicino feudo genovese di Masone, per la questione dei confini tra feudi, con numerosi e sanguinosi scontri alternati a trattative, tra cui spicca la pace, peraltro di breve durata, attribuita alla miracolosa apparizione della Madonna presso il Monte Bonicca, avvenuta l’11 settembre 1595.
Secoli XVII e XVIII
Si accentuano i conflitti latenti con gli Spinola, che cercano di sfruttare a proprio vantaggio le risorse locali. La Repubblica di Genova aumenta il controllo sulla piccola, ma pericolosa enclave: nel luglio 1600 l'oligarchia genovese invia, sollecitata dai feudatari, truppe mercenarie corse per riconquistare il paese che si era, nel frattempo ribellato. Il borgo viene incendiato e saccheggiato. Dopo una strenua ma vana resistenza, i Campesi che difendevano il castello si arrendono e subiscono il bando.
1702 e 1705
Campofreddo viene colpito da violente alluvioni che danneggiano l’abitato e il tessuto economico-manifatturiero costringendo all’emigrazione quasi mille abitanti.
1721
A seguito delle costanti lamentele dei Campesi per l'atteggiamento prepotente degli Spinola, un rescritto imperiale di Carlo VI nel 1721 ribadisce le antiche prerogative ed i privilegi locali diffidando i feudatari dal continuare a non rispettarli. Il contenzioso tra Vienna, gli Spinola e la Repubblica di Genova pur trascinandosi sino alla fine del secolo con alterne vicende, attesta una grande vitalità della Comunità campese, che manteneva nella capitale austriaca propri rappresentanti.
1740-1748
La guerra di successione austriaca vede i campesi schierati con l’Impero e i Savoia contro i Francesi e contro Genova: terminata la guerra, Campo subisce la violenta reazione dei genovesi.
1748
la pace di Acquisgrana favorisce la ripresa: ferriere e fucine producono il ferro per l’edilizia e i chiodi per i cantieri navali; le filature di seta fioriscono; cartiere, conceria, fabbriche da tabacco, da polvere da sparo, cave da calce, fornaci da calce e da mattoni, mulini per ogni sorta di granaglie danno lavoro al pari dell'agrcoltura e della coltivazione del bosco necessaria per la produzione del carbone di legna.
1797
sulla scorta della rivoluzione democratica genovese, nella piazza di Campo Freddo viene piantato l’ Albero della Libertà. Nasce così la Municipalità repubblicana che si aggrega alla Repubblica Ligure.
1805
Entra a far parte dell’Impero Francese di Napoleone I fino al 1814, allorché, un gruppo di patrioti, capeggiato da Benedetto Piana rialza la bandiera asburgica e l’aquila bicipite.
1815
Il Congresso di Vienna assegna Campo Freddo al Regno di Sardegna.
Il tessuto economico del paese si trasforma con l’insediamento di diverse tessiture di cotone che sostituiscono gli ormai obsoleti numerosi filatoi di seta: i cotonifici campesi giungono a impegnare più di mille operai agli oltre 600 telai
1884
Apre a Campo Ligure il primo laboratorio orafo di filigrana, attività manifatturiera che si sviluppò sino a far diventare il paese il Centro Nazionale della Filigrana d’Argento.
La tela di Bernardo Strozzi

Sul borgo antico di Campo Ligure spicca il Castello, visibile anche dall’autostrada, restaurato e utilizzato per concerti e iniziative culturali. La sua struttura muraria esterna potrebbe risalire al XII-XIII secolo, mentre la torre è di epoca più recente. La famiglia Spinola ne fece la sentinella del borgo e della valle Stura. Nuovamente fortificato nel 1310, il castello fu abbandonato nel Settecento.
Entrando nel centro storico dalla via principale, a sinistra si incontra l’Oratorio dei Santi Sebastiano e Rocco, costruito nel 1647 in stile barocco. Tra le pitture conservate al suo interno, spicca il Martirio di San Sebastiano della scuola di Domenico Piola. Durante il periodo natalizio l’oratorio ospita un interessante presepe meccanizzato. Sulla piazza dedicata ai Martiri della Benedicta, posta tra la piazza principale e il castello, si nota l’Oratorio di Nostra Signora Assunta, citato per la prima volta in un documento del 1585. L’incendio appiccato al borgo dalle truppe genovesi e corse il 22 giugno 1600 danneggiò seriamente l’edificio come ricorda l’abate Luciano Rossi nel suo L’incendio di Campo. L’impianto seicentesco fu completamente ricostruito verso la metà del Settecento. Si provvide in particolare all’allestimento dell’altare maggiore e degli altari di San Gaetano e del Santissimo Crocefisso. Il primo conserva un gruppo ligneo policromo che rappresenta San Gaetano che riceve il Bimbo dalla Vergine e la secentesca statua lignea dell’Assunta di Ursino de Mari; il secondo un Crocefisso di scuola napoletana. Sulla piazza principale del centro storico si affacciano la Chiesa della Natività di Maria Vergine e Palazzo Spinola. La parrocchiale espone un dipinto di Bernardo Strozzi, pittore che potrebbe essere nato proprio a Campo Ligure. Edificato nella prima metà del XIV secolo dai marchesi Spinola e ampliato nel 1693, Palazzo Spinola si presenta con un’elegante facciata affrescata. Il ponte medievale che scavalca il torrente Stura fu realizzato nel IX secolo e articolato in quattro campate. Le frequenti alluvioni provocarono crolli e distruzioni, con successivi rifacimenti. L’ultima ricostruzione del ponte risale al 1841; la struttura attuale mantiene un’arcata originaria che presenta uno stile molto simile a quello originale. Proseguendo oltre il ponte e il Municipio, nella zona del cimitero, si trova l’ex Chiesa di San Michele Arcangelo, citata una prima volta in un documento del 1241. Il destino della chiesa, sorta sulle rive dello Stura, è legato agli umori del torrente: numerose alluvioni costrinsero a continui rifacimenti fino al XX secolo. Una prima testimonianza in tal senso cita un’inondazione del Trecento, a seguito della quale i restauri non furono ultimati prima del 1450. L’ultima ricostruzione è del 1939-41, a seguito del disastro causato dall’alluvione del 1935.
Il prodotto del borgo

Campo Ligure è uno dei principali centri europei per la produzione della filigrana. Quest’arte orafa consiste nel lavorare finissimi fili di metallo prezioso per produrre oggetti dal disegno lieve e ricercato. Le migliori realizzazioni provenienti da ogni parte del mondo sono esposte nel Museo. Inoltre, una mostra annuale celebra in settembre la tradizione e la produzione artigianale della filigrana.
Il piatto del borgo
Cominciamo con la revzöra, la classica focaccia ligure, impastata però, con la farina di mais. La bazzurra è invece una zuppa preparata con latte e castagne, due ingredienti basilari nella cucina povera di un tempo. La pute è una polenta cotta nel brodo vegetale: una volta veniva tagliata a fette e inzuppata nel latte, oggi è servita anche accompagnata da verdure.