Un antico villaggio di mulini sul Mincio
Borghetto, toponimo di origine longobarda che significa "insediamento fortificato", è il nome del primo abitato sorto nei pressi del punto di guado del fiume Mincio.
Valeggio significherebbe "luogo pianeggiante", anche se la tradizione, in modo più suggestivo, riferisce il toponimo a Vale dium, "Valle degli dei".
• IX sec. a.C., sepolture dell'età del Ferro rivelano la presenza di un insediamento umano nei pressi di Borghetto.
• VII sec. a.C., monili di quest'epoca, di chiara fattura etrusca, sono stati rinvenuti vicino alla collina.
• IV-I sec. a.C., i Galli, che utilizzavano un punto di attraversamento del fiume, avevano qui un'importante necropoli.
• I sec. a.C., la latinizzazione del territorio è attestata da sepolture romane; il guado sul Mincio è "raccordato" dai Romani con le vie consolari.
• VIII-IX sec d.C., i Longobardi edificano un primo nucleo abitato sulle rive del fiume, accanto all'antico guado oggi identificabile nei gradoni che scendono a lambire le acque del Mincio; vi aveva sede un Gastald, un ufficiale di dogana che riscuoteva le gabelle per l'attraversamento del fiume.
• 1145, è ricordato per la prima volta in una bolla pontificia il piccolo monastero di S. Maria, edificato sulla riva sinistra con funzioni anche di assistenza ai bisognosi di passaggio. Il monastero diventerà poi un'importante Precettoria dell'ordine dei Templari.
• 1202, dopo infinite dispute tra Mantova e Verona, Borghetto passa a quest'ultima. Gli Scaligeri, subentrati al Comune, affiancano al guado un primo ponte di legno e costruiscono intorno al piccolo borgo un sistema fortificato, di cui è ancora visibile la torre merlata d'accesso.
• 1276-1387 gli Scaligeri trasformano Valeggio e Borghetto in munitissime piazzeforti militari.
• 1387-1402, Gian Galeazzo Visconti, Duca di Milano, annette i territori veronesi ai suoi domini.
• 1393, Gian Galeazzo Visconti dà inizio ai lavori di costruzione del ponte-diga di Borghetto per costruire una barriera difensiva intorno alle sue nuove conquiste veronesi. Il ponte-diga modifica il corso del Mincio a Borghetto, rendendone impraticabile il guado.
• 1405, con il passaggio alla Repubblica di Venezia si sviluppa l'attività di macinazione dei cereali, frumento e riso, come dimostrano i mulini ad acqua che ancora si affacciano sul fiume. L'impiego dell'acqua del Mincio per irrigare i campi (nel 1553 viene costruito un canale allo scopo) consente lo sviluppo dell'agricoltura.
• 1796-1814, finita la dominazione veneziana, le guerre napoleoniche portano distruzione e morte.
• 1814, il territorio è annesso all'Austria nel Regno Lombardo-Veneto, al quale apparterrà fino al 1866 quando, dopo esser stato teatro delle guerre risorgimentali, entra a far parte del Regno d'Italia. Tra il 1859 e il 1866 Borghetto è divisa in due: di là dal Mincio è Austria, di qua Italia.
La storia di Borghetto è quella di un punto di passaggio importante e di una zona di confine contesa da opposti eserciti.
Il guado del Mincio era il più comodo e sicuro a sud del lago di Garda, e il fiume una barriera naturale, nei secoli, tra le terre del mantovano e quelle del veronese, in una zona di frontiera presa di mira da signorie ed eserciti che qui avevano i loro appetiti: i Gonzaga, gli Scaligeri, i Visconti, la Serenissima di Venezia, l'Austria, la Francia.
Hanno plasmato questi luoghi anche le battaglie napoleoniche e, soprattutto, quelle risorgimentali: eppure, il verde serpente del Mincio che qui si snoda per le campagne, rivela un'Arcadia insospettabile, suscita rêveries senza fine.
Il paesaggio è immobile, perenne, senza tempo e ci riporta al nostro bisogno di sorgenti, alle nostre fonti, come in ogni mito fluviale in cui acqua e sogni si confondono. Passeggiare a Borghetto di sera per vedere un tramonto sul Mincio, o quando la nebbia confonde i contorni delle case facendo affiorare solo i merli ghibellini, è come naufragare in un medioevo immaginario.
Borghetto è solo questo pugno di case, un antico villaggio di mulini in completa simbiosi con il suo fiume. Un idillio fluviale, con i tre antichi mulini che sembrano nascere dall'acqua.
Il Ponte Visconteo, straordinaria diga fortificata, costruita nel 1393 per volere di Gian Galeazzo Visconti, è stato definito un "check-point d'antico regime". Lungo 650 m. e largo 25, ultimato nel 1395, era raccordato al sovrastante Castello Scaligero da due alte cortine merlate e integrato in un complesso fortificato che si estendeva per circa 16 km.
Il Castello dalla sommità della collina continua a dominare con le sue torri la valle del Mincio.
Della sua parte più antica resta la torre Tonda, singolare costruzione risalente al XII sec., mentre il resto del complesso è databile al XIV sec.
Era dotato tre ponti levatoi di cui solo uno si è conservato. Infine, dentro il borgo, la Chiesa di S. Marco Evangelista è la ricostruzione in stile neoclassico (1759) dell'antica pieve romanica dedicata a Santa Maria (sec. XI), di cui restano due pregevoli affreschi quattrocenteschi.
è Borghetto stesso, un unicum urbanistico creato in simbiosi con il fiume Mincio.
La cosa più bella che offre ai visitatori è appunto un paesaggio naturale di grande respiro e suggestione: le acque del fiume indugiano silenziose tra anse e canneti, dove nidificano numerose specie di uccelli, tra cui i cigni, ma si agitano e imbiancano anche in piccole cascate, che fanno da sottofondo alle chiacchiere della gente, raccolte e protette dalle imponenti rocche del Ponte Visconteo.
Speciali al burro fuso e salvia, ma ottimi anche in brodo, i celebri tortellini di Valeggio spadroneggiano tra i primi (rigorosamente fatti a mano, si possono acquistare in numerosi pastifici di Valeggio e Borghetto).
Qui il tortellino è chiamato "nodo d'amore" perché ricorderebbe il nodo di un fazzoletto di seta intrecciato da due amanti prima di gettarsi nel Mincio.
Il fiume è protagonista nei secondi: luccio in salsa, trota e anguilla, preparati in vari modi, sono da gustare accompagnati dai vini Doc della zona, il Bianco di Custoza e il Bardolino.