Lo stemma del Borgo

Varese Ligure

Varese Ligure, un paese tutto bio

Il nome

Varese prende nome dal fiume Vara che lo attraversa, il cui nome antico era Baron.

La Storia

1161, i conti Fieschi sono investiti del titolo di feudatari di Varese dall’imperatore Federico I dopo essersi affermati sulle altre famiglie nobiliari che ambivano al controllo di questo territorio al centro delle vie di comunicazione tra il Parmense e la Riviera ligure di Levante. Il Borgo Rotondo nasce nel XIII sec. da un progetto urbanistico moderno ideato dai Fieschi, che volevano un nucleo abitativo che fungesse anche da fortificazione: si spiega così l’impianto ellittico su cui sono costruite le case, in muratura e senza aperture esterne.
1386, il castello di Varese appartiene alla Repubblica di Genova; le sue vicende edilizie ne attestano l’importanza assunta nel Basso Medioevo.
1435, il Piccinino, capitano di ventura milanese, fa erigere la torre alta di “offesa”, che porta ancora oggi il suo nome, come simbolo del successo ottenuto contro la Repubblica di Genova.
1472-78, il castello viene ulteriormente ampliato quando Manfredo Landi, feudatario dell’Alta Val di Taro, sposa Antonia Maria Fieschi e fa costruire il torrione difensivo di forma cilindrica, in cui si possono notare le bocche di fuoco.
1515, a servizio di uno dei primi insediamenti urbani, il quartiere di Grexino (il toponimo rivela l’origine bizantina), è costruito il ponte che da esso prende nome.
1547, termina il potere feudale dei Fieschi, a seguito della fallita congiura di Gian Luigi Fieschi contro Andrea Doria e la conseguente vendetta della Repubblica di Genova, che ne incamera i domini.
XVII sec., cessate le funzioni militari, il castello è usato come carcere e destinato a diversi impieghi; viene infine restaurato da privati e restituito alla sua originaria imponenza.

Un vecchio ponte su un rivo d’acqua scura

Varese è un borgo da visitare senza fretta, lasciandosi guidare dai percorsi che seguono gli antichi tracciati medievali e il corso del fiume, e si addentrano in strade immerse nei boschi, attraversano morbide colline e risalgono le vette delle montagne all’orizzonte.

L’ambiente, votato all’agricoltura biologica, è uno dei più integri dell’intera regione. L’architettura rurale, le case raccolte nei vicoli con le loro facciate decorate, le pietre nei chiaroscuri del Borgo Rotondo, i manufatti che arricchiscono chiese e palazzi, sono i piccoli tesori artistici che rendono prezioso questo luogo.

Iniziamo la visita dal Borgo Rotondo che nella fase iniziale non prevedeva la fila di case mediane: la piazzetta, infatti, era occupata dai banchi del mercato e la funzione originaria dell’abitato (secolo XIII) era quella difensiva, come dimostra la struttura ellittica dove le case non avevano aperture esterne. Nel borgo le case erano tutte uguali e a due piani, con i locali al pianterreno adibiti a magazzino e i piani superiori ad abitazione.

Poco fuori il Borgo Rotondo si nota il Castello

, di proprietà privata, la cui torre alta è del 1435 e il torrione cilindrico di una quarantina d’anni successivo. Accanto, il Palazzo Ferrari, nella cui cappella privata furono celebrate le nozze di Domenico Pallavicini e Luigia Ferrari, resa immortale dalla poesia del Foscolo.

Il paesaggio urbano offre altri motivi di interesse, come i portali di pietra e le chiese, che nel Seicento erano cinque. In quella a pianta centrale di San Filippo Neri e Santa Teresa D’Avila, consacrata nel 1676, si può ammirare il San Francesco Saverio di un maestro del Seicento genovese, Gregorio De Ferrari. La chiesa fa parte del Convento delle Monache Agostiniane, monastero di clausura dal 1652. Il monastero con il suo meraviglioso giardino è il luogo in cui le monache coltivavano erbe aromatiche, confezionavano funghi secchi e preparavano i dolci di pasta di mandorla, come le “sciuette”dalla ricetta segreta.

Nel 1648 fu avviata la costruzione della Chiesa di San Giovanni Battista

che conserva all’interno una pregevole Madonna con Bambino in alabastro di scultore inglese del XVI secolo, e la settecentesca statua lignea della Madonna della Visitazione attribuita ad Anton Maria Maragliano e oggetto di devozione da parte della popolazione. Il coro ligneo tardo cinquecentesco proviene dalla chiesa e convento di Santa Croce (1563), di cui resta solo il campanile, oggi Torre Civica. Stucchi, affreschi e ornamenti preziosi decorano il secentesco Oratorio dei Santi Antonio e Rocco

, dove si conservano i Cristi processionali, i fanali indorati con oro zecchino e due pastorali in legno dorato.

Di fronte all’ Oratorio di Santa Sabina, oggi utilizzato per attività culturali, si trova la casa del conte Arrivabene, patriota mantovano e musicista, fondatore 155 ani fa della Filarmonica Varesina.

Fuori del borgo è da ammirare il cinquecentesco Ponte di Grexino

, elegante nella sua realizzazione a una fornice, a servizio di uno dei primi insediamenti urbani, il quartiere di Grecino, situato lungo la collina che digrada verso il torrente Crovana.

Il prodotto del borgo

I funghi porcini e le castagne sono materia prima in tante ricette della tradizione locale. Varese è nota anche per la produzione di miele biologico e la coltivazione dei frutti di bosco.

Il piatto del borgo

Piatti legati alla tradizione sono i ravioli di pasta fresca ripiena di verdure e carne, da gustare con ragù di carne o funghi; i croxetti, ossia dischetti di pasta decorata con disegni floreali da condire con salsa di noci o pinoli; le tagliatelle di farina di castagna da accompagnare con il pesto o la ricotta fresca.
Le carni sono soprattutto agnello e coniglio, insaporite dai profumi dell’orto. La carne andrebbe cotta sulla “ciappa”, la piastra d’ardesia che si pone sopra il fuoco.
Tra i dolci, le torte di verdura e, quando è stagione, il castagnaccio preparato con farina di castagna, pinoli e uvetta.