Lo stemma del Borgo

Visso

la perla dei Sibillini

Il nome

Vicus, cioè “luogo”, “villaggio”, accompagnato dall’aggettivo Elacensis, “rispettabile”, fu secondo tradizione il nome del primo insediamento.

Il toponimo Vicanum indicava la terra comunale (o vicana) del pascolo e del legnatico attorno a un vicus.

 

La Storia

XV-IX sec. a.C.: secondo alcune fonti il luogo sarebbe stato abitato già intorno al 1500 a.C. da popolazioni pelasgiche attestate sui monti Sibillini; sono in ogni caso probabili origini pre-romane.

295 a. C.: situato presso gli antichi confini degli Umbri e dei Sabini, il vicus è conquistato dai Romani.

494-526, Teodorico vi pone un presidio gotico per consolidare i suoi domini sui pagi (villaggi) della Valnerina.

579, il borgo è assoggettato al Ducato longobardo di Spoleto, che governa i paesi di montagna per mezzo di feudatari minori mandati sul posto dai Gastaldi per mantenere l’ordine e amministrare la giustizia. Col succedersi dei secoli, i vissani si organizzano in libero Comune, fiero e bellicoso, sempre in lotta, sino alla fine del Cinquecento, con i Comuni confinanti.

1455, la Chiesa, sempre bendisposta nei confronti di Visso, le concede diversi privilegi, come la giurisdizione civile e criminale e, nel 1472, l’esenzione perpetua da tasse e gabelle sui viveri importati.

XV-XVI sec.: questo periodo, a causa di pestilenze, inondazioni e saccheggi delle compagnie di ventura, è talmente nefasto da essere ricordato come “la ruina di Visso”. La ripresa economica che ne seguì - dovuta alla posizione strategica di Visso nei traffici commerciali tra Roma, Spoleto e le Marche - consentì la costruzione dei bellissimi edifici rinascimentali che ancora oggi vediamo. Poi a portare prosperità furono l’artigianato e la pastorizia.

1583, papa Gregorio XIII eleva Visso a sede permanente del Governatorato, alle dipendenze del Legato Pontificio.

1828, Visso è insignita dalla Chiesa del nome e delle prerogative di città.

1860, la cittadina viene staccata dall’Umbria e assegnata alle Marche.

 

Una magnifica piazza e le decorazioni dei “petraioli” locali

Visso è un incantevole centro montano delle Marche al confine con l’Umbria. La “perla” dei monti Sibillini (è sede del Parco Nazionale) vanta un passato ricco di storia: le imponenti mura, i balconcini medievali, le case, le torri, i palazzi gentilizi rinascimentali, i portali in pietra arricchiti da motti latini e stemmi di famiglia, costituiscono un insieme armonioso e grandioso, se messo in relazione alla limitata estensione del centro storico.

Le meraviglie in così poco spazio sono tali, che è impossibile non concordare con il grande storico dell’arte André Chastel, quando dice che “nella costruzione scenografica delle piazze e delle città il genio italico non ha avuto rivali”. Basti vedere, a Visso, la piazza dei Martiri Vissani, dove tutto è compostezza, luminosità, armonia di linee: pura bellezza.

La piazza è delimitata da eleganti palazzetti quattro-cinquecenteschi e caratterizzata da due emergenze architettoniche: la Collegiata di S. Maria e la Chiesa di Sant’Agostino. La Collegiata in stile romanico-gotico risale, nel suo impianto originario, al XII secolo. E’ sovrastata da un elegante campanile a bifore e trifore e abbellita da una facciata con un portale trecentesco finemente lavorato, recante ai lati due fieri leoni. La lunetta racchiude un pregevole affresco quattrocentesco raffigurante l’Annunciazione e attribuito a Paolo da Visso. La Chiesa di Sant’Agostino (sec. XIV) ha una facciata a tre cuspidi con portale e rosone; oggi sconsacrata, è sede del Museo che raccoglie opere di proprietà comunale ed ecclesiastica provenienti in gran parte dalle chiese del territorio vissano. Vi sono anche custoditi sei idilli manoscritti di Giacomo Leopardi, tra cui “L’Infinito”.

Tutto il centro storico è di grande suggestione, con il profilo dei monti Sibillini a fargli da corona e, all’interno, le antiche torri, le quattro porte che chiudono le mura castellane, i palazzetti rinascimentali ricchi di portali e finestre in pietra chiara lavorata dagli artigiani locali: i celebri “Petraioli Vissani”, alla cui Scuola appartiene il Battistero trecentesco dell’antica pieve attigua alla Collegiata.

Tra gli edifici di pregio, il palazzo dei Priori, quello dei Governatori e il palazzo del Divino Amore (trasformazione - quest’ultimo - di un convento francescano del XIII sec. e oggi sede del Parco Nazionale dei monti Sibillini) aggiungono ricchezza a questo borgo che sembra ricamato nella pietra.

Fuori del paese, merita una visita il Santuario di Macereto, a mille metri di altitudine sull’omonimo altopiano dominato dal Monte Bove. Edificato su modello bramantesco da Giovan Battista da Lugano tra 1528 e ‘38 intorno ad una più modesta cappella del XIV secolo, sorta per custodire una statua della Madonna dalle virtù miracolose, si presenta con tre avancorpi su cui si aprono tre portali riccamente scolpiti, impreziositi da bassorilievi e colonnine con capitelli corinzi su cui poggia una cornice con il timpano triangolare.

La tradizione narra che il 12 agosto 1359 i muli che trasportavano la statua, giunti nel luogo dove sorge ora il santuario, si bloccarono e non vollero più proseguire. La mirabile costruzione in pietra fu portata a termine nel 1558 da maestri anch’essi provenienti da Lugano.

A fianco sorge il Palazzo delle Guaite edificato tra 1571 e 1583 e racchiuso, insieme al Santuario, in un recinto di mura con un portico interno che serviva come rifugio per i pellegrini e gli animali.

 

Il prodotto del borgo

Ai primi del Novecento, si contavano sul territorio circa 150 mila ovini (la conta si faceva con una stanga di legno che sbarrava la strada di accesso delle greggi).

A rappresentare Visso è perciò la “sopravvissana”, una razza ovina di corporatura tozza e appesantita, molto resistente e produttiva, da cui si ricava un eccezionale formaggio pecorino.

 

Il piatto del borgo

Al ciauscolo, un insaccato preparato con una speciale lavorazione del maiale, la cui carne viene macinata e infarcita di aromi, è dedicata una sagra.

Ma tra i sapori robusti e genuini di questa terra ci sono anche i formaggi, da gustare nelle diverse stagionature, la lenticchia e il farro dei Monti Sibillini, il castrato di montagna.

E, a completare il menu, i piatti preparati con la trota del fiume Nera e soprattutto con il pregiato tartufo nero.